PRESENTAZIONE

Perché studiamo la storia dell’economia politica  ?

L'immagine ancor oggi prevalente della scienza economica è quella di un corpo di teorie sostanzialmente coerenti, le quali gradualmente progrediscono e raggiungono contenuti di verità sempre più elevati. In tale visione cumulativa vi è un implicito dominio del presente rispetto alla storia passata, la quale servirebbe meramente a indicare gli errori superati e le fasi che hanno condotto il sapere economico dall'infanzia alla maturità.  

Questa rappresentazione è un puro stereotipo che non regge a un esame approfondito dell’evoluzione dell’economia politica: tale evoluzione non è  caratterizzata semplicemente dalla progressiva, lineare, accumulazione di verità parziali,  ma appare piuttosto come un processo non lineare entro il quale, servendosi della conoscenza accumulata nel tempo dagli economisti,  vengono costantemente ridefiniti gli strumenti concettuali e i sistemi interpretativi. Come ebbe a scrivere Schumpeter:

“Scientific analysis is not simply a logically consistent process that starts with some primitive notions and then adds to the stock in a straight-line fashion … Rather it is an incessant struggle with creations of our own and our predecessors’ minds and it ‘progresses’, if at all, in a criss-cross fashion, not as logic, but as the impact of new ideas or observations or needs, and also as the bents and temperaments of new men, dictate”

Se l’economia politica è così intesa, allora la storia acquisisce un ruolo rilevante. Lo stato dell’economia politica in un dato periodo implica la sua storia passata. L’analisi storica si configura come condizione necessaria per conoscere la natura, le logiche e i metodi di un sapere complesso. Senza una storia non si può dare conto adeguatamente di quali rappresentazioni del mondo siano tacitamente incluse nelle teorie; quali siano i processi di inerzia che talvolta le caratterizzano, come taluni approcci siano prevalsi sugli altri. 

La “visita in soffitta” allora non coincide con il rovistare nel ciarpame polveroso, portando alla luce qualche oggetto desueto, con spirito estetico da collezionista.  Per contro, lo studio dell’evoluzione dei sistemi interpretativi e dei concetti, del loro mutare, talora impercettibile eppure carico di senso, è allora da intendersi come una componente del fare teoria, coincide con l’attività di porre costantemente in luce gli ambiti di razionalità entro i quali una disciplina prende forma, e pertanto aiuta all’elaborazione di nuove idee.

Tutto ciò impone l'abbandono di una "visione riposante" del pensiero economico, costringendoci a porci interrogativi e riconsiderare sia i fondamenti su cui si regge l'economia politica contemporanea, sia i suoi esiti analitici: questo è, del resto, un insegnamento consegnatoci dai grandi economisti di ogni epoca.

E’ entro questa prospettiva che nasce il Centro di Studi sulla Storia e i Metodi dell’Economia Politica “Claudio Napoleoni".

Il Centro di Studi sulla Storia e i Metodi dell’Economia Politica “Claudio Napoleoni”  

Il Centro ha sede in Torino presso il Dipartimento di Economia “Salvatore Cognetti de’ Martiis”. Esso promuove l’attività di ricerca nell’ambito sia della storia dell’economia politica sia dei metodi e strumenti analitici impiegati in economia politica nel suo sviluppo storico.

Gli obiettivi principali del Centro sono: